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Natura sensitiva e la biomimetica

Natura sensitiva e biomimentica

Si sa, quante volte lo abbiamo detto e scritto: la natura è ispirazione, modello, misura e guida.
Osservarla, studiarla, comprenderla per creare e ottenere risposte e soluzioni: come Albert Einstein sosteneva “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”.

Gli innovatori di tutti i tempi hanno considerato le sue forme, i suoi processi biologici e biomeccanici una fonte di ispirazione per il miglioramento della vita.
Questo principio è universalmente riconosciuto e definito biomimetica, un incrocio tra biologia e tecnologia.

Dall’ingegneria all’architettura, al design
In Germania, ispirandosi alle foglie del fiore di loto in grado di respingere l’acqua e con lei lo sporco, si è ottenuto il Lotus Effect per realizzare pitture per esterni autopulenti. In Zimbabwe, negli edifici progettati da Mick Pearce per l’Eastgate Centre, sono stati utilizzati i principi sfruttati nei termitai africani per realizzare immobili che non hanno bisogno del riscaldamento convenzionale, né dell’aria condizionata. A Singapore, nel giardino botanico “Gardens by the Bay”, tecnologia e botanica convivono in perfetta simbiosi: fra le migliaia di piante provenienti da tutto il mondo, 18 alberi in acciaio alti fino a 50 metri producono energia rinnovabile. I Supertree sono rivestiti di felci, orchidee, piante rampicanti ed epifite, supportando una tecnologia che riproduce il processo biochimico degli alberi, mentre gli impianti di raccolta dell’acqua piovana la ridistribuiscono nel sistema di irrigazione.

Con lo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche e di nuovi strumenti tecnologici capaci di analizzare, descrivere, e persino riprodurre, aspetti, fenomeni, processi della natura finora inediti ed inesplorati, e nell’attuale fase di maturità del dibattito sulla sostenibilità ambientale, l’approccio biomimetico o bio-ispirato al design appare molto promettente e destinato in futuro ad offrire un contributo ancora più significativo e determinante.
Architetti, ingegneri, designer hanno a disposizione gli “esperimenti” che l’evoluzione naturale ha perfezionato in milioni di anni, basandosi sul principio del “minimo investimento per il massimo rendimento”: nessuno spreco, nessuna produzione di rifiuti e utilizzo della quantità minima di energia possibile al fine di garantire maggiori prestazioni per la perpetuazione della specie. Gli espedienti biologici utili per il design sostenibile sono potenzialmente illimitati ed è chiaro come i progettisti possano ricavare dalla natura sempre più proficui suggerimenti.

Per ottenere inoltre risultati veramente apprezzabili in termini di sostenibilità ambientale dalla progettazione bio-ispirata sarebbe auspicabile guardare e interrogare la natura in modo nuovo e con nuovi strumenti scientifici e culturali, oltre che integrare efficacemente i principi e gli strumenti della biomimesi con le strategie più consolidate del design per la sostenibilità. In tal modo, la biomimetica potrà in futuro fornire alla cultura del design un contributo non solo promettente, ma realmente strategico per lo sviluppo di soluzioni progettuali sostenibili, innovative e capaci di futuro, che sappiano coniugare con equilibrio e visione la dimensione ambientale, socio-culturale ed economica della sostenibilità.

Tra gli scienziati più attivi nel settore della biomimetica, Janine Benyus sostiene che “più il mondo degli uomini funziona in modo simile a quello naturale, più a lungo resisteremo in questa grande casa, che è anche nostra, ma non solo nostra”. “La biomimesi nasce proprio dalla consapevolezza che la natura è una banca dati di innovazioni progettuali sostenibili, un archivio di brevetti disponibili immediatamente, un laboratorio di ricerca e sviluppo a nostra disposizione”.