Notizie Natura sensitiva

Natura sensitiva di fiaba, tra radure numinose e funghi rossi

Amanita muscaria

Edit Anna Rapisarda

Testo di Eleonora Diana

“La storia continua, ma mia nonna che me la ha raccontata, aveva ormai poca memoria, e il resto se l’era dimenticato.”
(da “La guardiana delle oche alla fonte” dei Fratelli Grimm)

Raccontare o ascoltare fiabe, inventarne, mischiarle, è un gesto antico, nato con l’uomo, con la parola stessa.
C’è come una luce nel fiabesco che rende ogni azione, ogni eroe ed eroina, ogni luogo, una nebbia magica, un cielo stellato, il rumore del mare.
Una numinosa attesa pulsa in ogni cambio di parola.
L’inaspettato entra nella nostra realtà emotiva senza lasciarci sbigottiti, ma facendoci sentire in viaggio nel nostro essere “uomini”. (Scopri di più in > Viaggio con paesaggio e una boccata d’aria fiabesca)
Come i mostri, anche alcuni luoghi e gli esseri che li popolano non possono proprio mancare.

La radura nel bosco incantato

All’interno della radura del bosco fiabesco, c’è un po’ di tutto ed è proprio lì che accadono le cose più interessanti…
Con i Grimm, in “La guardiana di oche alla fonte” c’è la casetta della strega (scopriremo poi essere saggia e buona), mentre ne “Il principe ranocchio o Enrico di Ferro” è il luogo dove si trova l’anfibio che la principessa dalla palla d’oro incontrerà. Nella fiaba norvegese “Il castello di Soria Moria”, il protagonista Halvor incontra la vecchietta che chiede al vento dell’Ovest di indicare la giusta via. Nella russa “Vasilisa la Bella”, invece, la radura è il luogo di Baba Jaga.

Lì succede quasi sempre qualcosa di magico, perché la radura, se non è il cuore, è della foresta un organo fondamentale.
Per raggiungerla, bisogna percorrere il bosco incantato e, magari, perdersi anche.
Come un luogo magico, nonostante sia notte, è immersa nella luce dopo il buio della macchia perché, essendo topos letterario, è sempre rischiarata della luce dell’evento-avvento.
In stretto collegamento con la scoperta, con il luogo dell’epifania, con le numinose fantàsime da affrontare nel proprio viaggio d’iniziazione, la radura appare, non è cercata. Ha bisogno che il protagonista (e il lettore) inventi un proprio speciale sentiero, scopra nuove vie dentro e fuori di sé.

Il bosco incantato è proprio questo, è per antonomasia un paesaggio che fa perdere:
“la missione degli alberi che si vedono è di nascondere il resto di essi e solo quando ci rendiamo conto che il paesaggio visibile sta occultando altri paesaggi invisibili ci sentiamo dentro a un bosco” 1

I funghi del bosco magico

Se c’è un bosco magico, nell’immaginario appaiono anche funghi incantati…
Invece scopriamo che nelle fiabe, nella tradizione nordica e in molte altre, non ci sono funghi.
Come è possibile allora che per noi sia così ovvio questo collegamento?
Alcuni sostengono che risalga all‘epoca vittoriana, alla sua tradizione illustrativa dei libri di fiabe per bambini, dove magici funghetti punteggiano il bosco incantato. Un momento durante il quale sarebbe nato un fascino prepotente per le esperienze psichedeliche indotte dai funghi più disparati, causandone una proliferazione nell’immaginario fiabesco.
Altri sostengono che la tradizione sciamanica, oltre alla celtica, abbia definito la rappresentazione dei mondi incantati nella cultura nordica, creando una fusione tra folclore, popolato da fate e funghi, e fiaba.

Amanita muscaria

Certo è che il fungo incantato per eccellenza è luccicante, rosso e punteggiato da macchiette bianche: l’Amanita muscaria, molto presente nella tradizione folcloristica di alcuni Paesi, è chiamato popolarmente “fungo di Biancaneve”, ma ovviamente non compare nel testo della fiaba.
È credenza irlandese che questo fungo permetta di vedere gnomi e fate, tanto che, in gaelico, la stessa parola definisce entrambi: pookies. La sua azione allucinogena è chiamata going away with the faeries (andare via con le fate). Nella mitologia nordica, si narra che, durante l’inseguimento di Odino, dalla bocca del cavallo a sei teste Sleipnir, uscisse saliva rossa che, toccando il terreno, si trasformava in funghi.  Sembra che la società celtica (e non solo) usasse questi funghi per entrare in contatto con il divino: si credeva che fossero frutto di un più ampio essere vivente millenario. Cibandosene, l’uomo avrebbe assorbito la sua antica conoscenza.

Anelli di fate

Nella tradizione folcloristica ci sono poi gli ‘anelli delle fate’, fenomeno condiviso da 60 varietà fungine: si racconta nascano all’apparire di una di loro, di un folletto o di un elfo, oppure che siano lo spazio intorno a cui danzano tenendosi per mano o le tracce del loro calpestio. Portali verso un altro mondo, tavoli da pranzo per i piccoli esseri magici, segni di un villaggio fatato sotterraneo.
Molti racconti inglesi narrano che se un essere umano si avventurasse in un anello, sarebbe costretto a ballare con le piccole creature fino alla pazzia o sino alla morte, perché incapace di fermarsi.
Se poi riuscisse incredibilmente a ritornare nel mondo umano, sarebbe pazzo o mai più come prima. Scoprirebbe che, in quei pochi minuti di danza, sono trascorsi invece giorni, settimane o anni. A chiudere il cerchio, il rischio di diventare invisibile per sempre.

Un filo comune lega la radura e i funghi nel mondo della fiaba: il loro fascino ambiguo corrobora e collabora alla sensazione, forte e sempre presente, che la fiaba sia un viaggio nella conoscenza dell’uomo, attraverso le sue lunghe ombre crepuscolari, i suoi angoli oscuri, le sue luci accecanti.

E a proposito di funghi…
> “Funghi fantastici (Fantastic Fungi)” di Louis Schwartzberg, narrato da Brie Larson
2019 | Prodotta da Moving Art | Netflix

Fonti:
“La magia delle piante” Jacques Brosse ‎ (Edizioni Studio Tesi, 1999)
“Mitologia degli alberi” Jacques Brosse (Rizzoli, 1994)
“Piccola storia delle droghe. Dall’antichità ai giorni nostri” Antonio Escohotado (Donzelli, 2008)
“Lo Cunto De Li Cunti” Pasquale Buonomo (Gruppo Albatros Il Filo, edizione del Kindle, 2020)
“Tutte le fiabe” Jacob e Wilhelm Grimm (Newton Compton Editori, edizione del Kindle)
“C’è troppo nulla qui. Appunti per una storia dell’idea di foresta” Giuseppe Civati (CUEM Filosofia, 2005)
“Fiabe norvegesi” a cura di Bruno Berni (Iperborea, edizione del Kindle, 2019)
“Fiabe russe” Alexandr Nicolaevi Afanas’ev (Rizzoli, edizione del Kindle, 2013)
pianetablunews.it
microbiologiaitalia.it
history-ireland.blogspot.com
gardencollage.com
woodlandtrust.org.uk
publicdomainreview.org
artribune.com
dorature.com
fantasticfungi.com
pdfcoffee.com
nytimes.com
mondofunghi.com

Note:
1 pag. 69 da “C’è troppo nulla qui. Appunti per una storia dell’idea di foresta” Giuseppe Civati (CUEM Filosofia, 2005)