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Natura sensitiva e la bardana, la bella erbaccia

Natura sensitiva e la bardana, la bella erbaccia

infestante agg. [part. pres. di infestare]. – Che infesta, che determina infestazione: insetto infestante. In botanica, erba i. (o malerba o erbaccia), pianta di nessun valore agricolo (per es.: giavone, loglio cattivo, rosolaccio, vilucchio) che si diffonde nei coltivati danneggiando le piante utili, alle quali sottrae i sali nutritizî del terreno, acqua, spazio e luce; in certi casi, prende il sopravvento soffocando le specie coltivate.
(Treccani)

Danneggiano, distruggono, devastano la nostra idea perfetta di giardino: sono sempre loro, le erbacce.
Essere un’erbaccia è un lavoro difficile: bisogna essere ambiziosi, costanti e caparbi (> Viaggio con paesaggio tra le erbacce di Consonno).
A un certo punto, inaspettatamente, bisogna essere anche belle!

La bardana
ovvero la prima bella tra le brutte

La prima – e la preferita – a cui si è stata riconosciuta una dignità estetica è la bardana.

È la pittura olandese del Seicento, con Jan Wynants e Jacob van Ruisdael, a darle per prima rispettabilità e spazio.
Poi la ritroviamo, come una vera principessina, in moltissime opere1 del francese Claude Lorrain, maestro del paesaggio ideale. Nella sua pittura la bardana è l’unica ad essere dipinta realisticamente, resa riconoscibile, diversamente da tutti gli altri fiori raffigurati invece come prototipi ideali e più simili alle decorazioni floreali dei Libri delle ore d’epoca medioevale che alla realtà.
Poi Thomas Gainsborough, intorno agli anni ’40 del 1700, la disegna con un impianto scultoreo:
“Quello che la bardana suggerisce in queste opere è che la bellezza può risiedere anche in ciò che è irregolare e asimmetrico: in altre parole, nel concetto stesso di infestanti.”2
Siamo alle porte dell”800 e ormai la bardana è presente nelle opere di autori come Joseph Wright, Richard Wilson, J. M. W. Turner, John Linnell, James Ward, John Constable ed Edwin Lanseer. Ma il suo vero sostenitore è George Stubbs.
In a Lion Devouring a Horse, tre sono gli elementi rappresentati: il leone, il cavallo e la bardana. Nient’altro.
“Stubbs sembra lasciare intendere che anche un’erbaccia soffre e invecchia come ogni altro essere vivente.
È una prospettiva alquanto insolita ritenere che la bellezza delle piante in condizioni critiche possa assumere la forma dell’eleganza, ciò che potremmo definire una sorta di «grazia».”3

La bardana conquista spazio non soltanto nell’arte figurativa: John Ruskin ne parla all’interno dell’opera Proserpian – Studies of Wayside Flowers che è un tentativo più o meno riuscito dell’invenzione di nuova tassonomia, alternativa a quella di Linneo, basata su principi molto diversi.
Ruskin è uno dei fondatori dell’Arts and Crafts movement insieme a Morris, è precursore dell’Art noveau e padre del restauro romantico: in linea con il suo pensiero rivoluzionario applicato trasversalmente ad arti ben diverse, la nuova tassonomia si fonda su principi estetici e non scientifici.
Partendo da questi presupposti, secondo Ruskin la struttura stessa della nostra bardana si è sviluppata per essere bella: Pendiamo una foglia di bardana – è evidente che l’attività principale di questa pianta è di sviluppare foglie adatte a ornare i giardini antistanti gli edifici.”4

Per altri aspetti il pensiero di Ruskin è profondamente radicato a convinzioni datate. La bellezza infatti è appannaggio umano e indizio di divinità. L’occhio umano è così l’unico giudice.
Inoltre non basta che un’erbaccia sia bella per perdonarle il suo comportamento.
La bellezza passa in secondo piano se la pianta tende ad essere una guastafeste: è “la loro impertinente invadenza nelle faccende altrui”5 che le rende tanto repellenti.

Il giardino naturale
ovvero la conquista di campo delle erbacce vecchie e nuove

Nell’arte, nella poesia e poi nei giardini. Veramente le erbacce sono entrate a pieno titolo nei nostri giardini?

Nel giardino Vittoriano le piante esotiche, provenienti dai lontani confini dell’impero, vengono cresciute e protette nelle serre riscaldate per poi essere trapiantate in file ordinate di fiori dai colori bizzarri, detti carpet bedding.6  Tra un fiore e l’altro non sono assolutamente benaccette le erbacce.
Queste piante sono spesso brutte bestie se non controllate nella loro propagazione.
Ad ogni modo ogni pianta del carpet viene sradicata a fine ciclo, per non lasciare mai in disordine il giardino.

Dopo aver lavorato da giardiniere per un po’ e sconvolto dai brutti modi vittoriani nei confronti delle piante ed ispirato dall’Arts and Crafts movement garden, William Robinson (> Viaggio con paesaggio e l’irascibile William Robinson) pubblica il testo The Wild Garden: frutto delle sue esperienze di esplorazione, il testo si fonda su una nuova visione del gardening, su come spontaneamente le piante nascono in natura.
L’obiettivo é creare un giardino di fiori selvatici, con le piante del luogo.
“L’elenco include numerose specie di infestanti: celidonie vicino ai ruscelli o negli angoli umidi di un prato; papaveri e fiori d’Adone all’ombra dei muretti o sulle rive pietrose; gittaoine, malva selvatica, erba di san Giovanni e garofanini di bosco sparsi qua e là nelle aiuole.”7
E non solo: il giardiniere propone di naturalizzare molte piante esotiche accanto alle autoctone. Sa benissimo che possono essere brutte bestie, ma le considera, al di là del pericolo, belle.
È il giardiniere irlandese a suggerire per primo che “la selvaggia bellezza delle infestanti”8 potesse trovare posto nelle nostre “stanze all’aperto”9.
Insieme a Gertrude Jekyll dà forma allo stile Cottage Garden così tanto amato.

Il velcro
ovvero come le erbacce ci insegnarono a appiccicarsi

È sempre la bardana a dare l’ispirazione per l’invenzione del velcro negli anni ’50.
La storia del velcro inizia con George de Mestral, un inventore svizzero particolarmente interessato alle chiusure.
Andando a caccia con il suo bel cane, nota con disappunto la forza e la caparbietà con cui i ricci della bardana aderiscono al pelo dell’animale: frustrato dalla difficoltà nel toglierli, comprende che la sua forma è necessaria per ottimizzare l’aggancio al pelo degli animali di passaggio, ma che se fosse piatta potrebbe far aderire a un’area ruvida da qualsiasi angolazione.
Finita la seconda guerra mondiale, l’invenzione e le sue applicazioni proseguono, ma con un’unica complicazione: i costi elevati del materiale, il nylon.
Solo alla fine degli anni ’40 il nostro eroe riesce a procurarsi il materiale sufficiente per le sperimentazioni e nel 1951, finalmente, viene brevettato il velcro.

Il punto chiave per l’invenzione sta nel fatto che la natura davanti alle difficoltà risponde irregolare, imprecisa e funzionale.
Basta che i ricci delle bardana trovino abbastanza agganci, non è necessario che siano perfettamente allineati.

Note:
1 opere come Landscape with Dancing Figures è evidente la bardana che ricopre le rocce, in Landscape with Rustic Dance, Landscape with Narcissus and Echo, Landscape with David and the Three Heroes.

2 e 3 “Elogio alle erbacce” Richard Mabey (Ponte alle Grazie, 2011)
4 “It is a style of gardening with mainly, but not exclusively, foliage plants to create intricate designs giving a tapestry or carpet effect.”da https://plewsgardendesign.co.uk/ >

Fonti:
“Elogio alle erbacce” Richard Mabey (Ponte alle Grazie, 2011)
flora2000.it
houseandgarden.co.uk
nationaltrust.org.uk
en.wikipedia.org