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Natura sensitiva e l’orchidea, femme fatale – Puntata 2

Natura sensitiva e l'orchidea, femme fatale

Ph. Anna Rapisarda

Testo di Eleonora Diana

Puntata 2

“These plants own my life. I am their willing prisoner, and I often find myself talking to them, nurturing them, and praying for them to bloom.”
(Eric Hansen “Orchid Fever”)

Contenuto vietato ai minori di 18 anni

Bella da impazzire, esotica, desiderabile quasi fino all’ossessione: la fascinosa e ipnotica orchidea ammicca impollinatori, non solo alati e ronzanti, ma anche i bipedi umani, in una trappola senza pietà.
C’è stata la mania dei tulipani, ora, ci si può ammalare di “febbre d’orchidee”?

La febbre d’orchidee

Il fascino delle orchidee è così irresistibile per gli impollinatori alati, da distrarli dalle femmine in carne ed “ossa” della loro specie e da obbligarli a vivere traversie infinite per poter sopravvivere allo tsunami di polline invisibile che li investe. (> “Natura sensitiva e l’orchidea, femme fatale – Episodio 1“).
Quello delle orchidee è un potere seduttivo molto forte anche sugli esseri umani, un sortilegio magico che accende un desiderio irrefrenabile e irrazionale, una sorta di orchi-maniacalità.

Eric Hansen, sarcastico scrittore di San Francisco, delinea l’ossessione per questa specie attraverso un caledoscopico giro di giostra umano.
«Le sue storie di contrabbando, furti e sparatorie nelle serre»1 delineano il mondo delle “orchid people”2, con tutte le loro stranezze e follie.
Racconta di seminterrati in semplici case, trasformati in serre sotterranee con «la temperatura, la luce, il flusso d’aria e l’umidità di una foresta pluviale tropicale»3. Come nella storia dell’84enne Eleanor Kerrigan, oppure in quella di un collezionista che dovette scegliere tra le sue orchidee e sua moglie – «”È la decisione più semplice che io abbia mai preso”, le disse. “Sei fuori di qui, piccola!”»4– . E poi dell’irruzione con cani da assalto e armi automatiche nella serra di Bosha Popow, collezionista tedesco; di un altro che uccise il socio pur di evitare alle loro orchidee un destino dal suo punto di vista inappropriato.
Ci narra delle voci su Xavier Garreau de Loubresse messe in giro dagli altri collezionisti invidiosi.
Dopo aver lavorato con i leggendari coltivatori di orchidee francesi Maurice e Marcel Lecoufle, divenne un vero e proprio vip con la sua vasta collezione di specie estremamente rare.
Le voci dicevano che vivesse in un appartamento della Belle Époque nel sedicesimo arrondissement di Parigi: «tutte le finestre e le pareti dell’appartamento erano coperte di funghi a causa delle umide condizioni della serra. Le stanze erano giungle di rare orchidee tropicali che ricoprivano pavimenti, tavoli e pendevano dagli alti soffitti.»5
Le malattia fa fare questo ed altro.
«Le orchidee sono anche la passione di Hiroshi Ikarashi, uno sviluppatore immobiliare giapponese solitario con dozzine di proprietà commerciali nel quartiere centrale degli affari di Kobe. Ha risposto al devastante terremoto (…), correndo nudo dalla sua casa demolita per controllare le orchidee nella serra. “Grazie a Dio”, mi disse, “la serra è tutta rotta, ma, dalla loro parte le piante sono state urtate soltanto. Te lo dico, sono sbalordito. Ma poi inizio a chiedermi: dov’è mia moglie tra le macerie di casa nostra?”»6

La causa della malattia

Che cosa del bel fiore fa così impazzire? Alla fine, ci sono tante piante belle e strane nel mondo.

Di certo, una delle sue caratteristiche sbalorditive è il suo zoomorfismo e antropomorfismo: orchidea scimmia, ballerina, Orchis italica mediterranea, che per i botanici inglesi è «l’orchidea dell’uomo italiano», in riferimento, decisamente sarcastico, al piccolo labello tra le “gambe” del fiore. Gli italiani, in risposta, fanno notare invece le sue notevoli proporzioni rispetto alla misura delle “cosce”. E poi l’orchidea rana, lucertola, e tra le Orchys, anatra, colomba, sfrangiata: un intero mondo di animali e uomini in miniatura.
Il tratto più conturbante però risiede nel suo legame con la fisicità femminile: c’è chi ci ha visto lingue sensuali, chi “apparizioni lascive” come John Ruskin. Proust le paragonava a «prostitute e omesessuali», mentre per George Bernard Shaw erano «cortigiane».
Di certo questo aspetto ha giocato un ruolo chiave nella formazione della sua fama decadente, lasciva e maligna.

Certo è che le orchidee non attirano solo perchè sono oggettivamente belle, c’è un che di inquietante e ammiccante insieme:
«Le persone che amano le orchidee le adorano follemente, ma la passione per le orchidee non è necessariamente una passione per la bellezza. Qualcosa nella forma di un’orchidea la fa sembrare quasi più una creatura che un fiore.»7

Le serre harem dell’epoca vittoriana

Una febbre antica, più antica rispetto ai nostri tempi.
Il richiamo con la sessualità è già visibile nel suo nome – greco – che significa “testicoli”, allusione alla forma delle radici sotterranee. La leggenda inoltre la collega a Orchide, ermafrodita sinuoso e mascolino insieme
, rifiutato dai suoi coetanei per la sua sensualità conturbante. Decise, per questo, di fare un gesto drammatico: si buttò da una rupe. Dal suo corpo senza vita nacquero fiori bellissimi, che richiamavano la sessualità maschile e femminile, somiglianti agli organi riproduttivi, con proprietà fecondatrici e afrodisiache.
Non è un caso che l’Orchis maculata fosse un afrodisiaco nell’Islanda tardo medievale, mentre è lunga la tradizione del suo utilizzo in filtri d’amore e medicine curative per le disfunzioni connesse.

É nell‘Inghilterra del 1800 che l’orchidea sale alla ribalta: diviene la rappresentazione di tutto il proibito e il latente dell’epoca, così lasciva, così seducente, ma allo stesso tempo “il fiore dell’avventura esotica”8. Oggetto, infatti, di vere e proprie missioni di conquista, è un trofeo da guadagnarsi, fino al punto di causare autentici saccheggi dei luoghi d’origine delle varietà.
I collezionisti e i proprietari di serre organizzano spedizioni «ai tropici, in Guatemala, nella Guyana Britannica, in Messico, nel Borneo e nelle Filippine»9. Racconta Mabey, per le piante di qualità si pagano prezzi esorbitanti. In una corsa all’oro fiorito, tra invidie e macchinazioni, si fa di tutto per fermare gli altri cercatori, fino a contraffare le mappe, distribuendole sbagliate ai rivali.
La prima a fiorire in terra inglese è la Bletia purpurea delle Bahamas, nel 1731.
Nel 1789, mentre in Francia imperversa il finimondo della rivoluzione, nei Kew Gardens si trovano quindici specie in fiore, come le scenografiche Cattleya che devono il nome al “collezionista di cose esotiche Sir William Cattley di Barnet”10.
La C. skinneri invece viene trasportata dal Costa Rica: l’esemplare ha un diametro di 2 metri e alto 182 centimetri, con oltre millecinquecento fiori. Considerata sacra dalla tribù del luogo, la contrattazione per comprarla non è facile, ma dopo
un lungo viaggio attraverso l’Atlantico e l’arrivo in Inghilterra, diventa una delle più amate dal pubblico.
La Cattleya labiata vera arriva dal Brasile insieme ad altre piante. Sir William pianta tutto, anche il materiale d’imballaggio del carico per essere certo di non perdere possibilità di fioritura: eccola che fiorisce nella sua serra, ma tutti gli esemplari alla fine muoiono e l’ultimo brucia sfortunatamente in un incendio.
Unico problema, non si conosce il luogo di raccolta, motivo per cui Cattleya labiata vera sarebbe scomparsa alla stessa stessa velocità con cui è comparsa. Ma… a volte le storie delle piante e dei loro spostamenti hanno dell’incredibile: si racconta, infatti, che settant’anni dopo, nel mazzolin di fiori di una donna che partecipa a un ballo d’ambasciata a Parigi, la bella viene riconosciuta, confermata da uno specialista casualmente lì, e geolocalizzata.

Questo orchimania nasce e cresce in un luogo simbolo dell’epoca vittoriana inglese: la serra. Con il suo vetro protettivo e allo stesso tempo esibizionista, è il luogo perfetto dove l’allure decadente e ambiguo della pianta può espandersi. È il palco perfetto per dare forma alla spettacolarizzazione delle scoperte scientifiche, botaniche e coloniali dell’epoca, uno scenario dove è finalmente realizzabile una primavera mitica e ininterrotta.
Il vetro è il materiale simbolo dell’epoca:
 «Aveva proprietà che sembravano fatte apposta per il clima del tempo: poteva favorire la curiosità e l’avidità, stimolare l’ambizione e il fermo conservatorismo. Il vetro era in grado di realizzare tanto un recinto quanto una finestra o una vetrina, consentiva la raccolta privata e la diffusione filantropica, dissolveva le barriere tra speculazione capitalistica ed esperienza pubblica»11.
Lasciava entrare la luce, ma proteggeva dalle malattie, come una bolla di perfezione scenografica.

Un’attrice seducente e il suo palco: che lo spettacolo abbia inizio!

 Note
1. pos 4193, da “Il più grande spettacolo del mondo”
2. pos. 534, da “Orchid Fever”
3. pos. 432, da “Orchid Fever” (
«the temperature, light, air flow, and humidity of a tropical rain forest»)
4. pos. 555, da “Orchid Fever” («“That’s the easiest decision I’ll ever make,” he told her. “You’re out of here, baby!”»)
5. pos. 2731 da “Orchid Fever” («One account had him living with thousands of rare orchids and his mother in a Belle Époque apartment in the sixteenth arrondissement of Paris. According to the source, every window and wall of the apartment was covered with fungi because of the humid greenhouse conditions. The rooms were filled with a jungle of rare tropical orchids that covered the floors and tables and hung from the tall ceilings.»)
6. pos. 688 da “Orchid Fever” («Orchids are also the passion of Hiroshi Ikarashi, a reclusive Japanese real estate developer with dozens of commercial properties in the central business district of Kobe. He responded to the devastating early morning earthquake in 1994 by rushing naked from his demolished home to check the orchids in the greenhouse. “Thanks to God,” he told me, “the greenhouse all broken, but plants only knocked on their side. I tell you, I am astonish. But then I begin to wonder: Where my wife in the rubble of our house?”»)
7. da newyorker.com (“The people who love orchids love them madly, but the passion for orchids is not necessarily a passion for beauty. Something about the form of an orchid makes it seem almost more like a creature than a flower.”)
8. pos. 4231 da “Il più grande spettacolo del mondo”
9. pos. 4496 da “Il più grande spettacolo del mondo”
10. pos. 4481 da “Il più grande spettacolo del mondo”
11. pos 3775 da “Il più grande spettacolo del mondo”

Bibliografia
“Orchid Fever” Eric Hansen (Knopf Doubleday Publishing Group. Edizione del Kindle, )
“Il più grande spettacolo del mondo” Richard Mabey (Ponte alle Grazie. Edizione del Kindle, 2015)

Sitografia
rimedio-naturale.it
floradabruzzo.wordpress.com
newyorker.com