Paesaggi leggendari: fuochi fatui e spiriti fiammeggianti
Ph. Luigi Fieni

Nei dintorni del Lago di Como… quando il freddo bussa alla porta

Nelle fredde sere d’autunno, quando i colori bruciano le lunghe ombre e l’aria prepara l’arrivo dell’inverno, si possono fare diafani incontri.
Queste sere sono il presagio di notti particolari, momenti in cui i camini, i pozzi, le paludi, possono trasformarsi nei luoghi di numinose fantasime.

C’è una notte in particolare, in cui la sottile pellicola che separa l’universo dei vivi da quello dei morti, si strappa, lasciandoli camminare insieme. Oggi la chiamiamo Halloween, ma in origine fu per i celti il Capodanno, festeggiato nei cimiteri, fra canti e libagioni.
«Essi sono a volte così prossimi che le cose del mondo paiono soltanto ombre dell’aldilà.»
1
E la storia di Como e dei paesaggi del suo lago è collegata a quella della cultura celtica perché «“Comum Oppidum”, rappresenta un’importante testimonianza della civiltà celtica, risalente a circa 2500 anni fa»2

Sul Lago di Como molte leggende che raccontano di queste e altre numinose fantasime, sonnecchiano ancora, in attesa di essere narrate.
Sono pensieri e racconti notturni, molto diversi, per colore, sfumature e forma, da quelli che nascono alla luce del giorno.
«Mi è avvenuto più volte, svegliandomi nel cuore della notte (…), mi è avvenuto di provare al bujo, nel silenzio, una strana meraviglia, uno strano impaccio al ricordo di qualche cosa fatta durante il giorno, alla luce, senz’abbadarci; e ho domandato allora a me stesso se, a determinare le nostre azioni, non concorrono anche i colori, la vista delle cose circostanti, il frastuono della vita. (…)»3
 

La leggenda

Sul Lago di Como accadono fatti strani, e infatti…
Si raccontava, e ancora si racconta, che nelle fredde sere d’autunno, non sia raccomandabile addentrarsi nelle paludi e nei cimiteri taciturni: là, nel buio, appaiono misteriosi fuochi fatui, vagabonde anime, si mormora in fuga da coloro che le inseguono e in caccia invece degli sconosciuti, invece, turbati.
Sembra che Alessandro Volta, proprio dopo aver visto un fuoco fatuo, inventò la “lampada perpetua”.
Per la scienza, queste fiammelle blu o celesti sono l’effetto dei gas emessi dalle materie organiche durante la loro decomposizione, ma sembra che «Nessuno è mai stato in grado di riprodurre in laboratorio il fenomeno, tuttavia ci sono stati migliaia di avvistamenti nel mondo.»4
Chi le ha avvistate rimarca esterrefatto come galleggino, fluttuino, e non sembra per nulla che brucino.

Sempre riferita ad un fuoco aleggiante, un’altra storia arriva da Albate, dove, in una zona detta “la rocaja”, di cui ora si è persa memoria6, si raccontava il vagare di una tremenda entità, che «si vesta d’ampio globo di fiamme».5

In Val Cavargna era usanza lasciare davanti al camino, porta d’ingresso delle anime dei defunti nel ciclico ritorno a casa dall’aldilà, secchi d’acqua e castagne per aiutarle a trovare pace.
Per loro i bambini erano invece abituati a chiedere cibo di casa in casa, con la promessa di preghiere per i defunti, una sorta di “dolcetto o scherzetto”.

Buona serata e… buona notte.

> Albate è qui
> La Val Cavargna è qui

Fonti:
“Il grande libro dei misteri della Lombardia risolti e irrisolti” Federico Crimi, Giulio M. Facchetti (Newton Compton Editori, 2008)
“Lunario. Dodici mesi di riti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia” Alfredo Cattabiani (Mondadori, 2015. Edizione Kindle)
“Il fu Mattia Pascal” Luigi Pirandello (Einaudi, 1993)
“Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como. Periodico annuale di antichità e d’arte della società archeologica comense” (Vol. numero 198, anno 2016)
“Celti ed Etruschi nell’Etruria Padana e nell’Italia settentrionale”, Giuseppe Sassatelli, pp.231- 257 (rivista “Ocnus” numero 11, 2003)
focus.it
paesidivaltellina.it
archeologicacomo.comyumpu.com
comocity.it

Note:
1 William Butler Yeats. Da “Lunario. Dodici mesi di riti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia” , posizione 5671
2 comocity.it
3 da “Il fu Mattia Pascal”, pag. 234
4 da “Il grande libro dei misteri della Lombardia risolti e irrisolti” , pag. 129
5 da “Il grande libro dei misteri della Lombardia risolti e irrisolti” , pag. 130
6 la probabile individuazione del luogo “la rocaja” è con la zona di Acquanera. L’identificazione non è certa