Sasso Gordona dal Bisbino©AnnaRapisarda. I giganteschi giganti
Ph. Anna Rapisarda

Tra le montagne del Lago di Como

Compresa tra il Lago di Lugano e il Lago di Como, la Val d’Intelvi, solcata dai due Telo, è un misto di praterie, boschi, montagne, cime di natura calcarica e dolomitica, declivi.
(Scopri di più > Incontro “Mal d’Intelvi” con Vittorio Peretto)

Tra faggi e ontani verdi, rododendri ed ellebori, felci e betulle, erba mazzolina ed eufrasia delle Alpi, sorbi e aceri, maggiociondoli e castagni, biancospini e ginepri, vivono, lontano dagli uomini,creature smisurate nella forza e nella statura: sono loro, proprio loro, i Giganti.

La leggenda

C’è stato un tempo in cui il mare sommergeva tutto: le vallate, i fianchi delle montagne, a volte persino montagne intere. Fu proprio in quell’epoca che i giganti costruirono dei sentieri: si racconta che ce ne sia uno nella zona di Riva San Vitale, in Svizzera.
Vivevano, così si narra, sui picchi emergenti e si spostavano da un’isola-cima all’altra su tronchi usati come barche che, in occasione delle tempeste più dure, legavano ad anelli di metallo inseriti nelle pareti rocciose. Tracce di tutto questo, rivelano gli anziani , si trovano presso il Sasso Gordona, il Sasso Manduino sopra Colico, ma anche a Vercelli e Bolzano.
 
Si racconta che gli ultimi tra i giganti furono visti saltare sulle cime della Val Corta e del monte Generoso.

Il più giovane tra di loro si innamorò di una ragazza che, come nelle più tristi storie, lo rifiutò. Lui si rattristò a tal punto da isolarsi per tutto l’inverno in una caverna tra le montagne. La solitudine lo portò alla pazzia e a un gesto convulso, durante il quale spinse la schiena contro la roccia con una forza tale da provocare una frana. E lui è ancora là e lo si sa perché su quella piana non cresce mai nulla: sotto le pietre continua a dare colpi e a muoversi, provocando piccoli smottamenti.

Sul Generoso, dove si trovavano gli antropofagi, una leggenda racconta che un giovane fu costretto a rifugiarsi in un luogo inaccessibile per non essere mangiato dai giganti che, affamati di carne di “cristiano”, continuavano a urlare che ne sentivano l’odore.

C’erano poi i giganti del monte Garzirola, vicino a Porlezza, molto più brutti di quelli della Val d’Intelvi: capelli come rovi, occhi sanguigni, denti sporgenti e muscoli portentosi. Sopravvivevano rapinando le capre ai contadini delle loro capre. Li derubavano dei sacchi di farina che mangiavano così, a crudo, ma soprattutto ne rapivano le figlie e le giovani mogli.
Ma quando iniziarono a portare via anche i bambini, una delle madri, invocando il cielo, scatenò una tempesta sul monte: il terreno franò e seppellì tutti i giganti.

Fonti:
“Il grande libro dei misteri della Lombardia risolti e irrisolti” Federico Crimi, Giulio M. Facchetti (Newton Compton Editori, 2008)
lakecomotourism
ruralpini.it
jsc15.it