Lago di Como
Ph. Anna Rapisarda

Per indigeni e viaggiatori

Ogni luogo custodisce segreti visibili soltanto a chi legge il suo paesaggio.
Qualunque sia la chiave di lettura, mettersi in modalità lenta e attenta è la condizione ideale per iniziare la scoperta di quei dettagli che permettono di percepire un luogo. Per non essere solo spettatori, ma per sentirsi parte di esso.

Sul lago i dettagli sono a pelo d’acqua, tra i venti di bel tempo, nella foschia, sentendo profumi, …

Una giornata estiva sul Lario. Dall’alba al tramonto, alla notte

Dalle prime ore del mattino
In molte località il sole è ancora nascosto dalle montagne che circondano il lago, permettendo all’umidità della notte di rimanere nell’aria. E così, che siate indigeni o viaggiatori, abituatevi ad essere avvolti dalla foschia e in un cielo leggermente lattiginoso.
Se vi trovate in alto lago e avete voglia di specchiarvi, è il momento giusto: lo potete fare tranquillamente sulla superficie dell’acqua per la totale assenza di vento.
Se invece cominciate a spostarvi verso sud, è impossibile: l’acqua diventa sempre più increspata per il tocco del Tivano, un vento debole che soffia da nord est e che si fa sempre più intenso fino a Lecco, dove esprime il meglio di sé prima di scomparire entro poche ore.

Dalla tarda mattinata alla sera
Con il passare del tempo, il sole sale, l’atmosfera si scalda, si asciuga e si calma, ma non per molto: un altro vento si fa strada da sud, dal fiume Adda. È la Breva che arriva da Brivio, solitamente prima di mezzogiorno: coglie spesso di sorpresa i navigatori e poi soffia fino a poco prima del tramonto.

Premonizioni lacustri
In alto lago potete usare il promontorio di Bellagio come sfera di cristallo per prevedere l’arrivo e addirittura l’intensità della Breva. Più la foschia ricoprirà quel punto, più il vento sarà forte.

Fischia e porta frescura durante il giorno e da Dervio e Domaso in su, dà il meglio di sé.
In basso lago, soprattutto lungo il ramo di Como, è invece una chimera: si fa desiderare, concedendosi solo fino ad Argegno e a Brienno.

I venti del buio
Dal tramonto fino alle prime ore della notte, dalle valli soffiano silenziosamente le montive, di cui i pescatori sentono il profumo di terra mentre stendono le reti e delle quali i velisti devono diffidare per la loro incostanza.

Chissà quali venti hanno soffiato qui milioni di anni fa, prima che la storia dell’uomo iniziasse, quando i due rami del lago erano ancora grandi vallate lungo le quali scorrevano fiumi impetuosi.
Chissà quali paesaggi si sono susseguiti fino ad arrivare a ciò che vediamo ora.
Chissà chi, per primo, ha saputo ascoltare il linguaggio di questo luogo,
trasformandolo in conoscenza e patrimonio condiviso nel tempo. In qualche momento della storia i suoi racconti sono iniziati, qualcuno li ha ascoltati e fino a questo momento sono arrivati.

Un’anteprima di paesaggio di lago in The Origin dal pontile di Villa Erba…